Antonio Cezza
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Basket

Antonio Cezza, Claudio Pomarico e Diego Resta: tre "grandi" della pallacanestro

Il ricordo e le testimonianze dei loro amici

Antonio Cezza, Claudio Pomarico e Diego Resta erano tre grandi uomini prima che tre giocatori di pallacanestro; come evidenziato dalle testimonianze dei propri amici, ognuno di loro ha amato il basket rispettandone principi e valori e passando momenti indelebili che i compagni di squadra hanno voluto ricordare.

Antonio Cezza ha giocato sin da ragazzino nell'US Basket Trani disputando con ottimi risultati gli allora campionati Ragazzi/Allievi/Cadetti allenato da Luigi Puca. Entrato nell'Arma dei Carabinieri, perde la vita a 26 anni con i gradi di Brigadiere; quel 19 luglio di tante estati fa era fuori servizio ma presente nella caserma di Melfi quando arrivò la chiamata che una persona, nota alle forze dell'ordine, era presente nella piazza del paese con fare minaccioso e pericoloso. Antonio partì d'impulso per cercare di sedare la situazione ma, purtroppo, una volta arrivato fu colpito a bruciapelo dal malvivente; medaglia d'argento al Valore Militare con la seguente motivazione: "Fulgido esempio di elette virtù militari, altissimo senso del dovere e di generoso altruismo spinto fino al supremo sacrificio".

Ad Antonio sono state intitolate la caserma dei Carabinieri di Trani e San Nicola di Melfi, una piazza a Trani, un'aula del liceo classico De Santis, la scuola elementare in via Grecia; per anni i suoi amici hanno organizzato un memorial con la partecipazione di squadre dalla serie C fino addirittura alla serie A portando sul nostro parquet allenatori di primissimo livello come Bucchi, Sacripanti e il grande Charlie Recalcati. Tra i vincitori del trofeo "Mino Ceci" riservato ai giovani più talentuosi ricordo un certo Peppe Poeta attuale play della Nazionale Italiana.

Il ricordo di Niki Ceci: "Un ragazzo come tanti, con i suoi dubbi e le sue incertezze; conosciuto all'età di 14 anni, il basket ci ha avvicinato quando ci allenavamo sul campo all'aperto della scuola Petronelli; lui abitava lì vicino. Abbiamo condiviso dei campionati giovanili rafforzando, in questo modo, la nostra amicizia anche fuori dal campo; uno dei pochissimi amici con la A maiuscola. Aveva un grande sogno nel cuore ovvero di diventare ufficiale dei Carabinieri perseguendo le orme del padre. Un ragazzo sempre disponibile e solare che ha lasciato un vuoto immenso tra tutti noi. Durante l'ora di educazione fisica nel campetto esterno del liceo Classico improvvisavamo partitelle e giocavamo insieme con altri compagni. Sono ricordi indelebili di una gioventù che ha segnato la nostra vita all'insegna dei canestri e dell'amicizia".

Gigi Schinzani era anch'egli suo compagno di squadra e ricorda le tante trasferte fatte insieme, i sorrisi e i momenti più belli dove dal campo di basket ci si frequentava anche uscendo la sera; oggi il destino ha voluto che Francesca Cezza nipote di Antonio, sia sua alunna al Liceo.

Franco Caffarella: "Ricordare Antonio in poche righe non è semplice. Occorre condensare una serie infinita di immagini, ricordi, esperienze di vita vissuta. Io ed Antonio ci siamo conosciuti alle Elementari, stessa classe alla Petronelli. Insieme anche al Liceo Classico ed al primo anno dell'Università. Insieme anche in parrocchia, a S. Chiara. Era una persona davvero speciale. Buono nell'animo e nei modi. Con una innata predisposizione alla giustizia. Non sorprese nessuno, infatti, la sua scelta di seguire le orme paterne nell'Arma dei Carabinieri, pur avendo superato l'ammissione in Accademia dell'Esercito. Una scelta dettata dal cuore. Era fatto così. Sorridente, mai altero. Disponibile. Era un compagnone. Ricordo con piacere due aneddoti, entrambi legati allo sport. Era una mattina calda d'estate, credo del 1978. Io facevo parte di una comitiva che era tutta dedita al basket, da Niki Ceci ad Aurelio Ciaccia, passando per Tonio Caio, Mimmo Zanni, Maurizio Checchia, Gigi Schinzani. Io non giocavo. Ero il giornalista del gruppo. Mi avventuravo a scrivere le prime cronache, per il programma sportivo di Radio Trani International. La mattina, di ritorno dal mare, il nostro ritrovo era il Bar Centrale, allora gestito dalla famiglia di uno del gruppo, Nicola Rella. Fu allora che, parlando del più e del meno, con il signor Mino Ceci, papà di Niki e con Luigi Puca, l'allenatore del gruppo, prospettai la possibilità di avere in squadra questo "gigante" da 1.92, un po' acerbo per il basket, ma volenteroso. In una giornata, il contatto andò a buon fine ed Antonio, oltre alla maglia della squadra del Liceo, vestì quella dell'Us. Basket trovandovi una grande famiglia. L'altro ricordo mi porta all'estate del 1982, particolarmente calda per il clima, ma anche per i nostri esami di Maturità. La Nazionale italiana ai Mondiali di calcio spagnoli ci fece sognare. Per noi che avevamo l'impegno dell'esame, le partire dell'Italia rappresentavano la "pausa" necessaria tra un ripasso e l'altro delle materie orali. Si arrivò alla finale contro la Germania. La vedemmo tutti a casa di uno di noi e poi festeggiammo la vittoria. Con la mia Renault 5 grigio metallizzata che dovette sopportare il "peso" di tante persone in macchina che saltavano ad ogni piè sospinto tanto da…sfondare il fondo dell'auto, nei pressi dell'attuale Caserma dei Carabinieri. Con l'auto ferma e le lunghe gambe di Antonio che toccavano terra tra l'incredulità degli astanti".

Claudio Pomarico è stato anche mio amico…sorrido ancora a pensare quante ne combinava dentro e fuori quel rettangolo di gioco; era un privilegio passare del tempo con lui e lasciarsi coinvolgere dalla sua spensieratezza e dai suoi scherzi; perse fatalmente la vita per un incidente stradale a Trani nel '95.

Bellissimo il gesto che fece la famiglia, ovvero di donare gli organi primo caso nella nostra città; a Claudio verrà successivamente anche intitolata la sede dell'A.I.D.O. sezione di Trani. Fabrizio Ferrucci ricorda con lucidità i tanti momenti passati insieme: "Impossibile dimenticare Claudio, impossibile dimenticare i tantissimi momenti condivisi durante gli allenamenti, le partite e soprattutto i camp estivi a Paderno del Grappa – Treviso. In campo era genio e sregolatezza, grande tecnica ma non un gran competitivo dal punto di vista agonistico, perché in fondo gli è sempre piaciuto intendere il Basket come puro divertimento. E' stato mio compagno di classe alle medie oltre che compagno di squadra, insieme abbiamo tifato per anni i Boston Celtics; c'era un'amicizia sincera tra tutti noi compagni di squadra, abbiamo passato dei momenti unici!".

Andrea Ferri: "E' sempre bello parlare e ricordare Claudio, sia per la bellezza della sua persona che per la vera amicizia tra noi, ma anche per i bellissimi momenti passati insieme nell'età adolescenziale. Con Claudio ci dividevamo il sonno…andavamo in classe insieme, uscivamo insieme, vacanze etc... Anche se ho praticato poco il basket devo dire che per lui la pallacanestro era il massimo. C'è una cosa bellissima che ricorderò sempre di Claudio… pur non essendo molto alto aveva un'elevazione davvero fuori dalla norma; quando il pomeriggio frequentavamo la palestra ITC per i giochi della gioventù mi dilettavo a giocare e a divertirmi con tutti i ballers amici. Proprio per imitare Jordan che schiacciava staccando dalla linea del tiro libero, Claudio posizionava uno strumento in legno, generalmente usato nella ginnastica, per aumentare lo slancio al fine di volare come MJ e schiacciare a canestro; Claudio riusciva in perfomances stupende mentre io rischiavo sempre la salute con rovinose cadute... una volta riuscì a coinvolgermi a spendere tutti i miei risparmi nell'acquisto di un paio di Air Jordan e dell'abbigliamento targato Celtics, la sua squadra del cuore. Era, è e sarà per sempre nel mio/nostro cuore".

Nicola Ronchi: "I miei ricordi con Claudio non si riferiscono ad un allenamento particolare o ad una partita giocata insieme ma bensì al nostro tempo libero trascorso insieme; mi ricordo che quando il giorno dopo non si andava a scuola, avevamo più o meno 14 anni, ed il pomeriggio passavamo ore e ore a giocare al campetto esterno dell'Istituto Tecnico Commerciale da noi frequentato e giocavamo al classico 1 contro 1 a metà campo dove vinceva quasi sempre lui…. si concludeva con la classica sfida di tiro "campana" dove qualche volta vincevo anch'io….. Ma l'episodio più divertente che mi porto dentro è legato ai tentativi fatti per poter schiacciare utilizzando la pedana di legno…. al sol pensiero mi vien ancor da ridere; penso e spero di avergli strappato una risata da lassù". Due targhette poste su due panchine bianche vicine al luogo dell'incidente riportano: "Non c'è separazione definitiva finchè è sempre vivo il ricordo – Claudio".

Diego Resta era in grado di illuminare la stanza più buia con il suo sorriso e la sua voglia di vivere. Ha fatto tutta la trafila delle giovanili fino alle squadre minors; un onore averlo potuto allenare quand'era più piccolo. Carabiniere in servizio a Villasanta (MB), ha perso la vita nel 2014 a causa di un incidente stradale nella provincia di Lecco.

Daniele Vergine: "Ricordo ancora il tono incredulo della voce di Giuseppe (Bove) che mi avvisava a metà pomeriggio del tragico evento. Diego era un ragazzo che viveva, senza farsi trascinare dal tempo e dalle cose futili, sfruttando ogni momento per onorare la vita. Era un amico sempre presente e disponibile, allo stesso era anche facile litigarci cosa che ha rafforzato i legami e la nostra amicizia; Diego ci ha insegnato tanto, spetta adesso a noi tenere vivo il suo ricordo e non farlo andare via ed ecco perché tutti noi suoi amici abbiamo allestito uno striscione al palazzetto in sua memoria…Diegounodinoi!".

Giuseppe Bove: "Diego era in grado di essere individualista e trascinatore allo stesso tempo; la sua spiccata competitività e determinazione nello sport (non solo basket) non escludeva mai la lealtà ed il rispetto per l'avversario. Ho avuto la fortuna di averlo come compagno di squadra nel basket, come istruttore improvvisato di snowboard, motivatore in bici, ma soprattutto come amico mai invadente ma presente. Non ricordo di averlo mai visto senza il sorriso stampato sul volto e credo che la sua contagiosa allegria rimarrà per sempre impressa nella mente di tutti".

Spetta a noi conservare quotidianamente il loro ricordo, il loro sorriso e la loro voglia di vivere e fare sempre del bene…una cosa è sicura: NON VI DIMENTICHEREMO MAI!

- Fabio Palieri
Claudio PomaricoDiego Resta
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