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Politica
M5S di Trani vuole vederci chiaro sui fondi revocati del PNRR e sulle parcelle liquidate
Branà presenza istanza di accesso agli atti e interrogazione: “Chiarezza sui 370mila euro pagati a progetto fermo”
Trani - venerdì 9 gennaio 2026
14.11
È una partita da 15 milioni di euro quella che si sta giocando nelle stanze di Palazzo di Città e che, con ogni probabilità, finirà nelle aule di tribunale. Al centro della vicenda c'è il maxi-finanziamento PNRR per il programma di rigenerazione urbana "Quartiere Petronelli – Sant'Angelo" (Programma PINQuA), revocato ufficialmente dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) con un decreto del 6 novembre 2025. La notizia, confermata dagli atti amministrativi di inizio 2026, ha innescato una doppia reazione: da una parte la difesa legale dell'amministrazione comunale, dall'altra l'azione di verifica politica avviata dal Movimento 5 Stelle.
La revoca e il ricorso al TAR
La "doccia fredda" per il Comune di Trani si è materializzata il 7 novembre 2025, data di acquisizione al protocollo del decreto direttoriale di revoca totale dei fondi. L'amministrazione, ritenendo illegittimo il provvedimento ministeriale, ha deciso di contrattaccare: con una determina del 5 gennaio 2026, è stato affidato a uno studio legale esterno l'incarico di presentare ricorso al TAR. Un'operazione difensiva che graverà sul bilancio comunale per oltre 30.000 euro, impegnati durante l'esercizio provvisorio.
L'azione del Movimento 5 Stelle
Parallelamente alla via giudiziaria intrapresa dalla Giunta, si muove quella ispettiva dell'opposizione. Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Vito Branà, ha depositato il 5 gennaio 2026 una formale richiesta di accesso agli atti. L'obiettivo del M5S è fare luce sulla corrispondenza intercorsa tra Roma e Trani prima del taglio definitivo dei fondi. Nello specifico, Branà ha richiesto di visionare la nota del Ministero datata 24 marzo 2025 – che conteneva già richieste di chiarimenti sulla qualità progettuale – e le successive note che hanno portato alla revoca di novembre. L'iniziativa mira a comprendere se la perdita del finanziamento fosse prevedibile o evitabile.
Il "giallo" delle spese tecniche
Oltre all'accesso agli atti, dopo un' analisi incrociata dei documenti contabili fatta dal consigliere Vito Branà, lo stesso ha presentato oggi una "interrogazione urgente a risposta scritta" indirizzata all' Amministrazione Comunale, dalla quale emergono dettagli che potrebbero pesare sul dibattito politico dei prossimi mesi. Il nodo centrale, attenzionato dal pentastellato, riguarda la cronologia dei pagamenti effettuati dal Comune ai progettisti nel corso del 2025, in una fase in cui l'iter procedurale mostrava già evidenti criticità. Il caso più emblematico, su cui si concentra l'attenzione, è quello dell'intervento in Via S. Giovanni Bosco (ID 1467), un'opera dal valore stimato di 7,8 milioni di euro. Gli atti raccontano una sequenza temporale apparentemente contraddittoria:
La revoca e il ricorso al TAR
La "doccia fredda" per il Comune di Trani si è materializzata il 7 novembre 2025, data di acquisizione al protocollo del decreto direttoriale di revoca totale dei fondi. L'amministrazione, ritenendo illegittimo il provvedimento ministeriale, ha deciso di contrattaccare: con una determina del 5 gennaio 2026, è stato affidato a uno studio legale esterno l'incarico di presentare ricorso al TAR. Un'operazione difensiva che graverà sul bilancio comunale per oltre 30.000 euro, impegnati durante l'esercizio provvisorio.
L'azione del Movimento 5 Stelle
Parallelamente alla via giudiziaria intrapresa dalla Giunta, si muove quella ispettiva dell'opposizione. Il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Vito Branà, ha depositato il 5 gennaio 2026 una formale richiesta di accesso agli atti. L'obiettivo del M5S è fare luce sulla corrispondenza intercorsa tra Roma e Trani prima del taglio definitivo dei fondi. Nello specifico, Branà ha richiesto di visionare la nota del Ministero datata 24 marzo 2025 – che conteneva già richieste di chiarimenti sulla qualità progettuale – e le successive note che hanno portato alla revoca di novembre. L'iniziativa mira a comprendere se la perdita del finanziamento fosse prevedibile o evitabile.
Il "giallo" delle spese tecniche
Oltre all'accesso agli atti, dopo un' analisi incrociata dei documenti contabili fatta dal consigliere Vito Branà, lo stesso ha presentato oggi una "interrogazione urgente a risposta scritta" indirizzata all' Amministrazione Comunale, dalla quale emergono dettagli che potrebbero pesare sul dibattito politico dei prossimi mesi. Il nodo centrale, attenzionato dal pentastellato, riguarda la cronologia dei pagamenti effettuati dal Comune ai progettisti nel corso del 2025, in una fase in cui l'iter procedurale mostrava già evidenti criticità. Il caso più emblematico, su cui si concentra l'attenzione, è quello dell'intervento in Via S. Giovanni Bosco (ID 1467), un'opera dal valore stimato di 7,8 milioni di euro. Gli atti raccontano una sequenza temporale apparentemente contraddittoria:
- Il 5 marzo 2025 si conclude la conferenza di servizi con esito negativo, sancendo l'impossibilità tecnica di realizzare l'intervento nel luogo previsto.
- Nonostante la bocciatura formale, il 22 maggio 2025 – oltre due mesi dopo – il Comune liquida 371.575,73 euro al raggruppamento di professionisti per la progettazione definitiva dell'opera stessa.

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