Pietro Verna Trio 'Naviganti'. <span>Foto Tonino Lacalamita</span>
Pietro Verna Trio 'Naviganti'. Foto Tonino Lacalamita
Eventi e cultura

Il 'Pietro Verna Trio', tra salsedine e poesia, musica ed un lento navigare ha stupito a Palazzo Beltrani

Un concerto da approdo emotivo dove Dalla ha incontrato Pavese, dove il mare si è fatto spartito e voce

Il mare non è mai solo acqua salata. Per secoli è stato inchiostro per gli scrittori, spartito per i musicisti, orizzonte per i sognatori. E proprio questo elemento, che da sempre abbraccia e definisce l'identità di Trani, è stato il protagonista assoluto della serata di ieri, 3 gennaio 2026, a Palazzo delle Arti Beltrani. Con lo spettacolo "Naviganti – Storie di marinai, migranti ed amanti", si è chiuso il quinto appuntamento del Christmas Party nell'ambito della rassegna Le Vie del Natale. Un finale affidato alla sensibilità del Pietro Verna Trio, capace di portare in scena non un semplice concerto, ma un rito collettivo di memoria e poesia.

L'orizzonte liquido come livella emotiva Il tema scelto ha toccato corde profonde. Il mare, "genesi e memoria collettiva", ha esercitato nel tempo un fascino magnetico su artisti e letterati, diventando metafora della vita stessa: luogo di partenze e ritorni, di paura e desiderio, di confini da superare. Sul palco del Salone Beltrani, questa suggestione ha preso vita attraverso un intreccio raffinato tra letteratura e canzone d'autore. La scelta di accostare giganti come Cesare Pavese e Lucio Dalla, o Alessandro Baricco e Ivano Fossati, non è apparsa come un esercizio accademico, ma come una necessità emotiva. È emerso chiaramente come il mare agisca da "livella": di fronte alla sua immensità, la voce del poeta e quella del cantautore si assomigliano, diventano entrambe una preghiera o un grido, unite dallo stesso sapore di salsedine.

Tre anime, una sola rotta A rendere l'esperienza vibrante è stata l'interpretazione dei tre artisti, capaci di "abitare" la scena con un equilibrio raro, una sorta di danza senza contatto fondata sull'ascolto reciproco. Pietro Verna, cantautore e "timone poetico" della serata, ha guidato il pubblico con la sua voce calda e narrativa. Nell'affrontare mostri sacri come Paolo Conte o Fossati, Verna ha evitato la trappola dell'imitazione: ha scelto invece di "indossare" quei brani come abiti di sartoria, adattandoli al proprio passo e restituendo l'anima delle canzoni con un rispettoso tremore, quasi fosse un atto d'amore verso i maestri che lo accompagnavano sulla barca.
Accanto a lui, l'attore Francesco Tinelli ha dato corpo e tridimensionalità ai testi letterari. La sua non è stata una lettura, ma una trasformazione: Tinelli ha saputo "togliere la carta", facendo dimenticare il foglio scritto per restituire il peso fisico delle parole. I suoi silenzi, carichi di significato, hanno aperto finestre improvvise sui paesaggi interiori dei personaggi, permettendo al pubblico di visualizzare la fatica del migrante o l'attesa dell'amante sulla banchina. A chiudere il cerchio, il clarinetto di Andrea Campanella, vero "respiro musicale" dello spettacolo. Le sue note fluide, intrise di jazz e saudade brasiliana, hanno avvolto le parole come la brezza che gonfia le vele. Campanella ha suonato il "sottotesto", ciò che le parole non dicono: se il testo narrava una calma apparente, il suo strumento evocava la tempesta in arrivo, in un dialogo vivo e mai uguale a se stesso, proprio come il moto ondoso.

Il senso del viaggio: "Il mare ci unisce" Il cuore dello spettacolo risiede nella capacità di guardare all'elemento acquatico da molteplici angolazioni. Come è emerso dalla performance, "Naviganti" è stato una sorta di viaggio dentro il mare, ma anche visto dalla riva, da chi lo guarda. Una doppia prospettiva che ha animato il reading: quella di chi lotta tra le onde e quella di chi osserva l'orizzonte. Una tematica affrontata «da diverse prospettive: l'emotività, lo scambio. Da chi sta dentro, da chi lo attraversa, ma anche da chi lo guarda quasi da spettatore, da turista». Il messaggio finale, lasciato in dono al pubblico, è un inno alla fratellanza che supera le barriere: «Il mare ci unisce. Anche se non lo sappiamo, il mare ci unisce».

La città deve molto al mare, Trani ed il mare sono legate in maniera indissolubile e si nutrono dello stesso destino di chi arriva e non partirà più e di chi invece partirà e sognerà di ritornare. "Abbiamo scelto, dopo il clamore ed i rumori delle feste - ha detto Niki Battaglia, Direttore Artistico di Palazzo Beltrani - di iniziare l'anno con ritmi più lenti e dolci che solo la narrazione del mare poteva dare. La storia di Trani è una storia legata al mare che unisce e non divide e stasera, questo aspetto, il Pietro Verna Trio l'ha raccontato in maniera esemplare".

La serata si è conclusa con un momento conviviale e una degustazione di prodotti tipici, suggellando un evento che ha saputo nutrire tanto lo spirito quanto i sensi. Trani ha salutato così le feste: con lo sguardo rivolto al mare, specchio della nostra anima.
12 fotoPietro Verna Trio 'Naviganti' a Palazzo Beltrani
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